parla di viaggiversari, istituzione di Giornate Mondiali e di corpi che si fanno festività
Nov 21, 2023
Croccantini: Buon non compleanno
di Giulia Odetto
0:00
-10:00
Io ho sempre avuto un problema con gli anniversari, un pudore nel celebrarli. Celebrare un anniversario è celebrare un atto di conquista nei confronti del tempo, è poter dire: è passato un anno da un avvenimento e io ancora mi rivedo in quel momento là, lo rinnovo. Per tanti anni non ho festeggiato il mio compleanno e ho odiato tantissimo il 2 aprile (ora sapete quando compio gli anni e non avete scuse). Ogni anno il 2 aprile mi diceva “Ancora qui sei? Sveglia! Guarda che io vado in avanti e tu stai lì!” Poi un giorno ho provato a fare pace con il tempo e gli ho detto “senti un po’, smettiamola di rincorrerci, proviamo a camminare insieme. Spesso ancora mi sfugge sto maledetto, a volte mi placca come ci si placca nel Rugby, ma devo dire che da allora ho iniziato a farci amicizia. Bisogna parlarci con il tempo, dargli nel tu e stare attent* a non perderlo e a non batterlo.
___
Tricky Game (a seconda delle reazioni al gioco e al numero di interazioni potrebbe diventare una rubrica fissa) Questo gioco ha bisogno della tua immaginazione. Come visualizzi l’anno, i suoi mesi e i suoi giorni? Ed il suo scorrere? Che forma o che forme ha? Ha un colore, più colori? Ha una direzione? Se ti va disegnalo e condividicelo qui sotto o sui nostri social.
Tiragraffi: discorso per l’istituzione della Giornata Mondiale degli Atti Precari
di Antonio Careddu
Oggi è il 21 novembre 2023, questa data è appena diventata il compleanno delle circa 237mila persone che sono nate oggi.
Chi è nato oggi è nato sotto il segno dello Scorpione, come il mio amico Sergio a cui ho dimenticato di fare gli auguri il 3 novembre scorso. Gli ho mandato un messaggio il giorno dopo, non credo si sia offeso.
Un sito su cui sono finito poco fa mi dice che chi è nato il 21 novembre ha un angelo custode di nome DANIEL (scritto così, tutto maiuscolo). DANIEL infonde «capacità di sintesi, amore per la bellezza e per l'arte e capacità di aiutare gli altri» (l’antiestetica ripetizione della parola capacità è originale)
Il 21 novembre è nata Bjork ma anche: Lorenzo Guerini, Rocco Hunt, Renè Magritte, Benedetto XV, Tolkien, Voltaire e infine Ignazio Visco.
Cosa ci dice questa lista se proviamo a unire i puntini? Niente.
Io del mio compleanno non me ne sono mai occupato molto (anche se mi fa piacere ricevere i regali. Io lo dico, non si sa mai). Devo dire che mi pesa un po' il dovere sociale del festeggiamento.
Tutta questa faccenda del compleanno a quanto pare è colpa di Goethe che nel 1802 ha deciso di festeggiare il suo cinquantatreesimo compleanno dando una grande festa. Perché Wolfgang? Non era nemmeno una cifra tonda. Non riesco a spiegarmelo. Qualcuno mi aiuti.
La mia festa dei 18 anni (l'ultima che ricordi, anche se sicuramente l'avrò festeggiato anche dopo, ma mai più con una festa, o forse sì?) l'avevo organizzata in un locale storico di Sassari, un posto che è stato importantissimo per la città e che tutti ricordiamo con una specie di epica nostalgia.
Avevo invitato un sacco di amici, mi pare ci fossimo anche divertiti parecchio.
Alla fine della festa il titolare del locale, Lillo, un grande amico della mia famiglia, si è rifiutato di farci pagare quello che avevamo bevuto perché a suo avviso avevamo bevuto troppo poco.
Chiariamoci: non è che non mi piaccia festeggiare. È solo che in me, la festa (non per forza la mia, anche quelle degli altri) attiva una domanda, un dubbio:
e se poi non viene nessuno?
Lo so.
Lo so che è irrazionale. Lo so che è ridicolo.
Perché una persona non dovrebbe venire alla tua festa? E se anche una persona decidesse di non venire ne verrebbero delle altre, no? Vabbè.
Resta il fatto che l'immagine drammatica che spesso accompagna le mie fantasie legate a questo luogo mentale angosciante che è la festa di compleanno è composta da lui, il festeggiato (parlo solo al maschile perché proietto), in un paesaggio di festoni divelti e stelle filanti sfilacciate che guarda l'orologio e capisce che ormai non verrà più nessuno.
Questo è esattamente il motivo per cui questo numeronon si intitola Compleanno ma Anniversario, perché ero sicuro che Compleanno mi avrebbe fatto fare pensieri deprimenti e pieni d'ansia. E non volevo essere patetico.
Invece, per fortuna, Anniversario. Che parola migliore, Anniversario. È un traguardo e assieme una celebrazione.
Un anniversario è una data importate del calendario, un giorno che non riguarda solo te ma anche altre persone.
Il compleanno è una data che fa un io (se bastasse così poco...), l'anniversario invece forma un noi.
Che bello fare noi. E una volta fatto noi, guardare voi e dirvi venite con noi! Circoscrivere e assieme unire. Riconoscersi. Noi siamo le persone che festeggiamo il 21 novembre. L'anniversario di Atto Precario.
E forse oggi è l'occasione per dire grazie a questa cosa che abbiamo fatto nascere un anno fa. Almeno, io gli sono grato, perché è stato accogliente, gentile, un luogo in cui mettere quelle cose che non sai dove conservare. Il cassetto basso della scrivania. Quello che apri una volta l'anno e dentro ci trovi sempre qualcosa di sorprendente: un biscotto che avevi nascosto e ormai è ammuffito, un'idea grandiosa che nel frattempo è maturata (questo succede raramente in realtà, ma non si sa mai), un mucchio di fogli che non hai buttato e non sai perché.
Il 21 novembre del 1676 un astronomo danese di nome Ole Rømer annuncia di aver calcolato la velocità della luce, nel 1783 avviene il primo volo in mongolfiera fino a un’altezza di 900 metri, nel 1877 Thomas Edison presenta il prototipo del fonografo e di fatto inventa i messaggi vocali, nel 1905 Einstein annuncia la Relatività Ristretta, nel 1922 viene eletta la prima donna senatrice nella storia degli Stati Uniti, nel 1934 Ella Fitzgerald debutta a 17 anni in un teatro di Harlem, nel 1969 Arpanet è online, nel 1977 la Nuova Zelanda decide di avere due inni nazionali, nel 2022 è uscito il #1 di Atto Precario.
Cosa ci dice questa lista se proviamo a unire i puntini? Niente.
E sapete perché? Le cronologie sono fasulle, sono una selezione arbitraria, un elenco di fatti organizzato in modo da dimostrare che il racconto che stai tentando di costruire ha un senso, che sta in piedi.
Se andate sulla pagina di Wikipedia che si chiama 21 novembre vedrete che ho escluso dalla lista la maggior parte delle cose successe il 21 novembre, semplicemente perché non mi erano utili.
Perché io oggi voglio chiedere ufficialmente l’istituzione della Giornata Mondiale degli Atti Precari, da celebrare in pompa magna ogni 21 di novembre da oggi e per sempre.
Una giornata dedicata a chi si impegna in attività prive di utilità pratica apparente, a chi interroga la realtà con domande bizzarre, chi la sfida cambiandone le regole, a chi fa le cose per la prima volta senza sapere se saranno ricordate come una prima volta.
Una giornata dedicata a noi, ai gatti che cadono e a tutto il resto.
Buon Attoversario! Evviva!
GattarƏ
Ogni mese chiediamo un contributo in forma libera a una persona diversa
Sara Cattin, vive a Torino ma è originaria delle valli biellesi. Lavora nella produzione e curatela di progetti di residenza artistica, in particolare per CROSS Project, sul Lago d’Orta. Ha una formazione in arti visive e pratica artistica. I suoi progetti indipendenti sono attività partecipative e/o collettive.
UN PUGNO A TESTA
“Cosa intendi per diventare montagna?”
La conversazione avveniva insieme a Giulia, Daniele, un circense francese e un direttore artistico olandese al tavolino di un bistrot. Giulia non dormiva da due notti per via degli allestimenti e disallestimenti. Lo spettacolo era andato in scena in uno spazio aperto, in una notte di inizio settembre. Sul palco: immagini proiettate, due persone, dei sassi, una pioggia finta tipo roggia, una manciata di parole dette da un microfono fuori campo, da Giulia che adesso, al tavolino del bar, non ci diceva nulla di più e nulla di meno: “per un periodo della vita ho voluto, spesso, diventare una montagna. Questo lavoro è la storia di una persona che ci riesce”.
Il problema è che quello è un corpo che non riesci proprio a immaginare. Come puoi visualizzare nella mente una vera montagna, con veri occhi che vedono, una bocca parlante, un naso e le orecchie? Dove starebbe il cervello? E tutti gli altri organi interni? I fiumi diventerebbero le vene e arterie… l’ano un traforo e così via?
Nel Racconto dell’elicottero di Isabel Fall c’è una metafora simile, anche se il gioco di significati e significanti fa indugiare sul capire, di base, la metafora, per cosa stia: una donna diventa un elicottero da guerra, armato di artiglieria pesante, con tanto di pilota a bordo con cui lei –Barb, l’eliccotero– ha una storia di sesso. Questo corpo non lo riusciamo proprio a immaginare. Ma l’elicottero è reale. Assertivo, cosciente, sovversivo, devoto e grato alla sua nuova funzione di macchina della morte. Corpo e mente sono perfettamente in sintonia con la nuova forma fisica, o meglio, meccanica e tecnologica, dando vita a un’identità infallibile. Però ancora non riusciamo a immaginare Barb scoparsi il suo pilota. E’ una scena impossibile. E noi abbiamo dentro il desiderio involontario di vederla coi nostri occhi –una realtà fantastica o una fantasia vera?
Diventare una montagna può essere una figura retorica per dire che si diventa forti, consapevoli, invincibili al freddo vento dell’inverno –il vento dell’inverno in montagna non è mai una metafora, o perlomeno non ancora.
Stabili, affidabili, madri in qualche modo. Oppure vuol dire morirci in montagna: cadere in un crepaccio, da una riva, inciampare, perdersi della nebbia. Essere ammazzati in montagna: inseguiti, isolati, occupati, sparati. Suicidarsi in montagna: non volerla lasciare e rimanere sepolti in una baita sotto la neve. Stare coricati su una lastra di micaciste a guardare il silenzio. Rimanerci di montagna: essere obbligati a scendere quando non volevi e per reazione diventare misogini e razzisti, perchè lo Stato se ne frega, perchè la montagna va a fuoco e non viene risanata, perchè là eri da solo, perchè di pastorizia non si campa più. Oppure può voler dire essere un corpo fatto di cenere.
Se fossi un corpo fatto di cenere per diventare montagna verresti sparso nel paesaggio. Ogni pulviscolo si disfacerebbe nell’aria prima di toccare terra. La nuvola grigia e bianca si disperderebbe nel panorama di vette sullo sfondo.
Doveva essere sparsa un po’ al mare e un po’ in montagna e siamo partitɜ dalla seconda. La prima volta che ci siamo salitə la cenere era tutta in una scatola nel mio zaino. Ricordo infilare la scatola di legno con la placca metallica incisa dentro a uno zaino da trekking di marca scadente, fatto di materiali tecnici completamente a base di petrolio. Ho immaginato come sarebbe stato diverso se avessi conservato un vecchio zaino militare di cotone e canapa della Seconda Guerra Mondiale –sarebbe stato inquietante se non avessi saputo da quale armata proveniva. Per la prima salita, tutte le persone invitate e convenute si rivelano essere quelle che quando vanno in montagna saltellano come caprioli. Avrebbe dovuto scegliere una cima più alta perchè questa è davvero troppo facile per noi! La parte più bella è guardare il sentiero che dalla croce in poi continua in cresta. Da una certa altitudine niente piante. Il sentiero diventa una striscia orizzontale, soffice e ondulata, ventosissima. Con lo sguardo si può quasi andare fino a dove la cresta incontra la valle a fianco. Odio invece le bandierine tibetane sulla croce, le trovo prive di originalità e, perdipiù, non siamo in Tibet –anche se quando ho visto al cinema Le otto montagne ho pensato che forse la connessione tra tutte le culture montane del mondo esiste davvero e io sono cinica.
La prima volta che siamo salitɜ era già maggio perchè a marzo fa ancora troppo freddo. Nel tempo poi è diventato un anniversario ritardatario perché adesso a maggio piove tanto per cui si passa a giugno, a volte ad agosto, ma solo al mattino presto perché adesso d’estate ogni tanto ci sono trenta gradi anche a duemila metri.
La salita viene fatta una volta all’anno, solo una. Non c’è modo di poter recarsi in quel luogo più di una volta in un anno solare perché ormai, per noi, il luogo si è irrimediabilmente legato alla ricorrenza. Quando siamo in vetta beviamo crodino e mangiamo focacce fatte in casa. Tutte le persone con noi diventano per un giorno miei genitori, anche chi è più piccolə di me. Non parliamo molto di lui –del corpo di cenere. Anno dopo anno, salita dopo salita, è diventato un anniversario che celebra un corpo diventato terra, erba, aria, il paesaggio che stiamo a guardare per un’ora. Non ho mai capito esattamente cosa sia diventato.
In terrazza da mia madre invece la transizione è letterale. E’ diventato una rosa magenta che all’inizio aveva tre teste e che adesso è un fascio di gambi spinosi alti un metro. Fiorisce più volte in un anno, profuma, resiste a qualsiasi condizione atmosferica, non fallisce mai. Questa è una transizione fuori testamento, illegale sotto tutti i punti di vista. Nel racconto di Alan Bassi Il giardino del diavolo ci sarebbe potuto essere un “testamento botanico” e la rosa a tre teste sarebbe finita in una serra della REVIVO s.r.l. I fluidi prodotti dalla rosa avrebbero comunicato con le altre piante e insieme avrebbero pianificato la rivoluzione –tutte le nuove identità di mio padre invece sono completamente fuori legge, fuori dai confini dei pezzi di terra dove lo Stato ti dice di stare da mortə, fuori dai quadratini di erba che ti dice di diventare, sempre senza panorama e dove bisogna stare in silenzio.
È diventato una montagna? È un corpo diventato festività. Siamo un piccolo branco di caprioli che si incontra su una montagna una volta all’anno per celebrare il giorno in cui abbiamo sparso un corpo di cenere, un pugno a testa.
Social Catworks, ovvero consigli su gattƏ che fanno cose
Rubrica senza troppe pretese a cura di Natasha Ernest